Pianificazione Regionale

L'art. 69 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 e l'art. 108 del decreto legislativo 112 del 1998 prevede in capo alla Regione i compiti e le funzioni di indirizzo e coordinamento relativi alla predisposizione e all'aggiornamento dei programmi di previsione e di prevenzione dei rischi, sulla base degli indirizzi nazionali e la predisposizione e attuazione del piano per lo spegnimento degli incendi boschivi. 

Manuale operativo delle allerte ai fini di protezione civile
Il Manuale Operativo contiene le procedure di allertamento del sistema di allertamento regionale di protezione civile per rischio meteorologico, idrogeologico e idraulico e costituisce un protocollo operativo sintetico volto ad integrare, in un quadro complessivo ed omogeneo, gli interventi dei diversi enti ed organismi a vario titolo coinvolti nelle specifiche attività di Protezione Civile. Il Manuale Operativo acquisisce il senso finalistico della ponderosa mole di normative e indirizzi operativi che nel tempo si sono stratificati nella materia della prevenzione e mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico, e che vedono nella pianificazione comunale e provinciale il perno di ogni auspicata azione di gestione del rischio. Nel Piano comunale si compone la relazione biunivoca tra evoluzione del territorio e dei suoi insediamenti e le azioni atte a fronteggiare le diverse aggressioni derivanti da calamità naturali o connesse all'attività dell'uomo. La necessità che il livello locale operi ad un costante aggiornamento della pianificazione, trova ulteriore forza precettiva nella Circolare del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile DPC/RIA/69899 del 12.10.2012 laddove si evidenzia l’esigenza che gli Enti territoriali redigano i rispettivi piani di emergenza “non solo sulla scorta di una solida base conoscitiva (...) ma anche facendo riferimento alla loro conoscenza diretta del territorio, inteso nel suo rapido e talora imprevedibile evolversi a seguito di trasformazioni naturali ed antropiche”. In tale ottica, il presente Manuale Operativo, si rivela maggiormente efficace nei Comuni che si sono dotati dello strumento di pianificazione di protezione civile costituendo, tuttavia, un valido supporto, unitamente ai documenti di riferimento di livello nazionale, per i Comuni ancora sprovvisti di questo importantissimo strumento. IL Manuale Operativo tiene, inoltre, in considerazione quanto previsto dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile relativamente ad una attenta individuazione dei “Presidi territoriali”, la cui funzione si rivela importante soprattutto nei bacini idrografici di ridotte dimensioni (come quelli regionali), nei quali precipitazioni intense anche di breve durata possono dar luogo a fenomeni estremamente dannosi per 6/67 l’integrità della vita, degli aggregati residenziali o di quelli produttivi.
Il Manuale Operativo si inserisce nel contesto del sistema di allertamento nazionale e regionale, definito nell'attuale assetto con la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 e successive modifiche e integrazioni. É utile ricordare che lo scopo dell'allertamento idrogeologico ed idraulico è quello di avvisare in anticipo gli Enti e le strutture operative che compongono il sistema della protezione civile regionale, e che l'allertamento consiste in un sistema di procedure, metodi e responsabilità definite e condivise, nonché in un linguaggio standardizzato e codificato, finalizzato all'attivazione delle misure di prevenzione e di gestione dell'emergenza in capo ai diversi soggetti. Nondimeno, è necessario avere la consapevolezza che, nonostante la sempre migliore affidabilità degli strumenti previsionali, lo sviluppo delle applicazioni informatiche e la notevole conoscenza disponibile sullo stato del territorio, rimane fondamentale l'attività di sorveglianza. Questa si esplica, oltre che attraverso una fase di monitoraggio strumentale, sopratutto mediante un'attività di tipo non strumentale, ovvero di carattere osservativo in tempo reale (presidio territoriale) che comunque, come già evidenziato, in relazione all’esponenziale crescita del numero e della frequenza di nubifragi e alluvioni lampo (Flash Flood), che si sono verificate non solo nella nostra Regione negli ultimi 15 anni, non può comunque impedire il verificarsi di danni conseguenti all’evento calamitoso. Altrettanto pare utile richiamare quanto espressamente riportato nel preambolo della Direttiva 2007/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, che testualmente reca “Le alluvioni possono provocare vittime, l’evacuazione di persone e danni all’ambiente, compromettere gravemente lo sviluppo economico e mettere in pericolo le attività economiche della Comunità” e poi “Le alluvioni sono fenomeni impossibili da prevenire. Tuttavia alcune attività umane (…) e i cambiamenti climatici contribuiscono ad aumentarne la gravità e ad aggravarne gli impatti negativi. “
Risulta, pertanto, doverosa per gli interpreti della pianificazione emergenziale la considerazione precauzionale di quote di “non conoscenza” dovute ad uno scarto negativo tra modellistica-previsionale, precursori meteo-pluviometrici, e conseguenti effetti, che potrebbero manifestarsi in modo diverso da quello atteso. Infine, si richiama il principio di sussidiarietà di cui è permeato l'intero sistema della protezione civile e, in particolare, si richiama quanto previsto dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008 che rappresenta il punto di riferimento del modello di gestione delle emergenze. In ordinario, tutte le strutture operative concorrono alle attività di monitoraggio, previsione e prevenzione delle ipotesi di rischio e agli interventi operativi, ciascuna con le sue specifiche competenze tecniche, i suoi mezzi e le sue professionalità, così come i servizi tecnici nazionali e i gruppi nazionali di ricerca scientifica che partecipano soprattutto in materia di previsione e prevenzione. In situazione di emergenza, in caso di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, su richiesta di uno o più Comuni il cui territorio sia interessato dall’evento, la Regione assicura la disponibilità dei mezzi e delle strutture operative regionali e la collaborazione del volontariato e degli enti locali viciniori, assumendo il coordinamento dell’attività di soccorso. In tale ottica, ogni struttura operativa deve assicurare un corretto e costante flusso di informazioni sia a livello nazionale che a livello territoriale, con il supporto degli Enti locali e delle sale operative provinciali e regionale. Tutte le strutture sono chiamate a dare tempestivamente informazioni dettagliate sulle conseguenze dell’evento per una prima stima dei danni, sulle risorse umane, logistiche e tecnologiche presenti e attivabili sul territorio e sull’eventuale necessità di supporto. Presso il Dipartimento della protezione civile è attivo un centro di coordinamento denominato SISTEMA che ha il compito di monitorare e sorvegliare il territorio nazionale al fine di individuare le situazioni emergenziali previste ed in atto a seguire l’evoluzione, nonché di allertare ed attivare le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. All'interno del sistema di protezione civile la Regione riveste un ruolo di programmazione, indirizzo e controllo attraverso il coordinamento delle componenti del sistema regionale.

Piano regionale antincendi
Il Piano regionale antincendi è stato redatto in conformità alla Legge Quadro nazionale in materia di incendi boschivi del 21 novembre 2000 n. 353 e alle relative linee guida emanate dal Ministro Delegato per il Coordinamento della Protezione Civile (D.M. 20.12.2001).
Il Piano è finalizzato a programmare e coordinare l’attività antincendi degli Enti Pubblici e di tutti gli altri soggetti concorrenti e comprende una descrizione delle possibili opzioni in materia di prevenzione e dei modelli organizzativi adottati per ridurre il numero dei focolai, limitare al massimo i danni, salvaguardare con l'azione diretta importanti lembi di territorio forestale o agroforestale e contribuire ad impedire minacce all'incolumità fisica delle persone.
Il documento è articolato in otto parti specifiche, costituite dalla relazione generale e da sette allegati, cartografici e tabellari.
La parte generale, descrittiva, riguarda la pianificazione regionale e delinea il modello organizzativo generale, costituito dalla pluralità di soggetti del sistema di protezione regionale: Direzione generale della Protezione Civile, CFVA, Forestas, Vigili del Fuoco, Organizzazioni di volontariato, Compagnie barracellari, Gruppi comunali, ecc., che concorrono, in forme e ambiti diversi, al perseguimento degli obiettivi, con particolare riferimento all’ottimizzazione delle azioni di previsione, prevenzione e spegnimento mediante l’attuazione di specifiche e predeterminate procedure da adottare per il coordinamento delle strategie di lotta.
La seconda parte riguarda il report dell’analisi sugli incendi del triennio 2014-2015-2016, che descrive, per ogni anno, le condizioni meteorologiche, lo stato della vegetazione, l’andamento dei livelli di pericolosità potenziale di incendio, l'andamento degli incendi relativamente al numero, superfici e soprassuolo interessati, analizzando le cause degli incendi e il consuntivo dell'attività investigativa compiuta dal CFVA.
La terza parte riguarda i Presidi Territoriali che fanno parte dell’intero apparato di lotta regionale e contiene i dati tabellari delle strutture operative del CFVA, dell’Agenzia Forestas, delle Organizzazioni di volontariato, delle Compagnie barracellari e dei Vigili del Fuoco.
La quarta parte contiene gli elenchi aggiornati relativi alla rete regionale dei punti di avvistamento e dei punti di attingimento idrico.
La quinta parte è inerente la pianificazione dei Parchi Nazionali, e contiene le procedure da attuare nei parchi dell’Asinara e dell’Arcipelago di La Maddalena approvate dal Ministero per l’Ambiente sulla base dell’intesa regionale, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 353/2000.
La sesta parte è costituita dalla cartografia allegata alla pianificazione regionale e contiene l’elaborazione cartografica di base e di sintesi dell’attività di pianificazione sia in termini di previsione del rischio di incendio boschivo che in termini di ottimizzazione delle risorse disponibili per le attività di lotta attiva.
La settima parte contiene i dati cartografici inerenti i rilievi effettuati dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale di tutte le aree percorse dal fuoco e delle insorgenze negli ultimi 5 anni. Tale lavoro costituisce una banca dati di riferimento a servizio dei Comuni al fine di istituire e aggiornare il Catasto delle aree percorse da incendio di cui all’art. 10 della legge n. 353/2000.
L’ottava parte contiene i dati tabellari dell'indice di pericolosità e di rischio di incendio di tutti i Comuni della Sardegna e i dati relativi allo stato di fatto della pianificazione comunale di protezione civile per il rischio incendi di interfaccia.

Al fine di assicurare il coordinamento delle strutture regionali antincendi con quelle statali, come previsto dalla Legge 353/2000, è attiva la Sala Operativa Unificata Permanente (SOUP) nella quale sono messe a sistema, in modo integrato, le funzioni di supporto per la gestione del rischio incendi.
La funzione “spegnimento incendi” con mezzi aerei e terrestri e la funzione “censimento incendi”, sono assegnate al Corpo forestale e di vigilanza ambientale che ne è responsabile.
Le funzioni “previsione pericolo incendi”, “volontariato”, “assistenza alla popolazione” e i “rapporti con i mass media e la stampa” (ad eccezione della attività investigativa di competenza del CFVA) sono assegnate alla Direzione generale della Protezione Civile che ne assume la responsabilità.
La SOUP è integrata con la Sala Operativa Regionale Integrata (SORI) di protezione civile.
La collaborazione sinergica con le altre componenti regionali è di fondamentale importanza, in particolare, tra le strutture del CFVA, dell’EFS e dei VV.F. Pertanto, sulla base di specifiche intese con le Prefetture, le sale operative dei Vigili del Fuoco (sedi di “115”), garantiscono lo scambio tempestivo di ogni eventuale notizia relativa all’insorgenza di incendi, anche urbani e periurbani, al fine di consentire un efficace coordinamento.
A livello territoriale operano i Centri Operativi Provinciali (COP) quali strutture operative territoriali nelle quali sono messe a sistema le funzioni per la gestione del rischio incendi da parte di tutte le componenti competenti a livello provinciale. I COP hanno competenza territoriale che coincide con quella degli Ispettorati forestali di Cagliari, Iglesias, Oristano, Lanusei, Nuoro, Sassari e Tempio Pausania.
Negli Ispettorati forestali di Oristano, Lanusei, Iglesias e Nuoro, le sale operative dei COP vengono allestite rispettivamente presso le Basi Operative di Fenosu, San Cosimo, Marganai e Farcana.
Le Basi Operative Antincendi, dove risiede la flotta aerea regionale, hanno competenza territoriale interprovinciale e sono gestite dagli Ispettorati forestali competenti per territorio nell’ambito delle giurisdizioni in cui la Base è ubicata. I velivoli previsti per la campagna aib 2017 saranno complessivamente 12 e saranno dislocati nelle seguenti località: Pula e Villasalto (STIR di Cagliari), Marganai (STIR Iglesias), Fenosu e Santa Maria Bosa (STIR Oristano), San Cosimo (STIR Lanusei), Farcana e Sorgono (STIR Nuoro), Anela e Alà dei Sardi (STIR Sassari) e la base di Limbara (STIR Tempio Pausania).
A livello locale operano le Stazioni forestali del CFVA con competenza territoriale intercomunale che, vista la distribuzione capillare nel territorio regionale, garantiscono sia tempestività del primo intervento che il coordinamento operativo di base.

In caso di situazioni di particolare rilevanza, si procede all’attivazione del Comitato Operativo Regionale di cui all'art. 8 della LR 3/89, quale organo di consultazione per il coordinamento strategico delle attività.
Il Comitato Operativo si riunisce su convocazione dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente.
Il Comitato Operativo Regionale è presieduto dall'Assessore della Difesa dell'Ambiente o da un suo delegato ed è composto dai Direttori Generali della Protezione Civile, del CFVA e dell'Ente Foreste e dal Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco o loro delegati. Il Comitato si riunisce, di norma, presso la sala SOUP e, se necessario, può essere integrato con i rappresentanti di altre strutture operative (es. Prefetture, ANAS, ecc.).

La legge regionale 27 aprile 2016, n. 8, articolo 23, comma 4, stabilisce che "Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale redige i piani operativi ripartimentali, contenenti il dettaglio e l'organizzazione delle risorse presenti nei singoli territori di competenza degli Ispettorati ripartimentali del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, di intesa con l'Agenzia e con gli altri soggetti concorrenti all'attività di spegnimento degli incendi”. I Piani operativi ripartimentali sono adottati dal Comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale con propria determinazione, sono redatti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale e contengono il dettaglio delle risorse umane e strumentali afferenti a ciascun COP che non è possibile elencare nella parte generale del Piano.

La Giunta Regionale con Deliberazione 23/11 del 9 maggio 2017 ha approvato le prescrizioni regionali antincendi per l’anno 2017. Le prescrizioni sono un documento composto di 31 articoli e cinque allegati, tra cui il prontuario delle sanzioni amministrative e le 26 zone di allerta in cui è stato suddivisa la regione. Sono state impartite indicazioni affinché l’Agenzia FoReSTAS, fatta salva la prioritaria attività di prevenzione entro i perimetri amministrati, contribuisca con le proprie maestranze alle attività di prevenzione di competenza del territorio demaniale regionale e dei Comuni con particolare riferimento al taglio, asportazione e smaltimento del fieno e delle sterpaglie presenti all’interno della fascia perimetrale dei 200 metri, individuata dai piani comunali di protezione civile per il rischio incendi di interfaccia e lungo la viabilità comunale a maggior rischio.
Al fine di rendere più efficaci le misure per la prevenzione degli incendi in concomitanza con le esercitazioni fatte nelle aree gravate da servitù militari, Le Forze Armate predispongono, ai sensi dell’art 17 delle Prescrizioni e nell’ambito delle prerogative riservate loro dalla legge, un piano pluriennale antincendio, aggiornato annualmente, relativo ai poligoni Militari insistenti in ambito regionale.