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Approvato il Piano regionale antincendi 2017 - 2019 – Anno 2018

La Giunta regionale ha approvato con Deliberazione n. 26/1 del 24 maggio 2018, il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2017-2019 aggiornamento anno 2018. Redatto in conformità a quanto sancito dalla legge quadro nazionale in materia di incendi boschivi - Legge n. 353 del 21 novembre 2000 - e alle relative linee guida emanate dal Ministro Delegato per il Coordinamento della Protezione Civile (D.M. 20 dicembre 2001), nonché a quanto stabilito dalla Legge Regionale n. 8 del 27 aprile 2016.
Il Piano è stato aggiornato con i contributi di tutti i principali soggetti facenti parte del sistema regionale antincendio, quali il CFVA, l’Agenzia Forestas, l’ARPAS, i Vigili del Fuoco per quanto riguarda gli incendi di interfaccia, oltre agli Enti impegnati nella ricerca scientifica sugli incendi boschivi.
Il Piano ha la finalità precipua di programmare e coordinare le attività antincendi di tutte le componenti istituzionali e contiene il quadro delle conoscenze tematiche appositamente elaborate al fine di programmare opportunamente le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva, sulla base di un modello organizzativo costituito dalla pluralità di soggetti istituzionali e non, che concorrono, in forme e ambiti diversi, al perseguimento degli obiettivi del Piano stesso, secondo quanto stabilito dalla succitata legge n. 353/2000 e dalla LR n. 8/2016.
Il Piano regionale costituisce un elemento di riferimento importante anche per la pianificazione comunale di protezione civile per il rischio incendi di interfaccia, affinché ogni Amministrazione comunale possa dotarsi di uno strumento snello e speditivo che consenta di mettere in sicurezza la popolazione nell’eventualità che un incendio minacci gli insediamenti o le infrastrutture presenti nel proprio territorio, anche alla luce del Codice della protezione civile D.lgs. n. 1del 2/02/2018 sull'obbligatorietà di provvedere alla pianificazione comunale di protezione civile.
Il Piano definisce inoltre le procedure da adottare nel caso di incendi periurbani e di interfaccia sulla base del protocollo di collaborazione con i Vigili del fuoco.
Il documento è articolato in otto parti specifiche, costituite dalla relazione generale e da sette allegati, cartografici e tabellari.
I Piani operativi ripartimentali redatti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale contengono, ai sensi della legge regionale 27 aprile 2016, n. 8, articolo 23, comma 4, il dettaglio e l'organizzazione delle risorse presenti nei singoli territori di competenza degli Ispettorati ripartimentali del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, di intesa con l'Agenzia Forestas e vengono adottati dal Comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale con propria determinazione.
Principali novità previste nella pianificazione triennale 2017-2019 e nell’aggiornamento 2018:
Nella nuova struttura metodologica, viene focalizzata l’attenzione sulle attività di prevenzione e di mitigazione, che rappresentano il primo punto di partenza per la lotta contro gli incendi boschivi. L'azione di prevenzione punta a coinvolgere direttamente nuovi attori valorizzando soprattutto coloro che possono contribuire al controllo del territorio e favorire la prevenzione degli incendi (agricoltori e allevatori, associazioni venatorie, albergatori e gestori di campeggi) per favorire la sensibilizzazione alla cultura della sicurezza e la costruzione di un percorso di integrazione del loro prezioso contributo.
Nell’attività previsionale il Centro funzionale decentrato (CFD), emette bollettini quotidiani di previsione di pericolo sulle 26 zone di allerta della Sardegna. A seguito delle più recenti indicazioni operative della Protezione Civile nazionale, nel piano è previsto che al codice colore del livello di pericolosità (verde, giallo, arancione e rosso) è associata una fase operativa da attivare. Sono quattro le fasi operative: fase di Preallerta, fase di Attenzione, fase di Attenzione Rinforzata e fase di Preallarme. Il direttore generale della Protezione civile definisce la fase operativa da attivare sulla base delle criticità di particolare rilevanza presenti sul territorio, raccolte e trasmesse da tutte le componenti presenti nella Sala operativa unificata permanente (la SOUP, di cui fanno parte Corpo forestale, agenzia Forestas, Protezione civile e Vigili del fuoco). Se ritenuto necessario, il direttore della Protezione civile, con gli altri direttori, valuta tutte le informazioni per l’individuazione della fase operativa. Le fasi operative di Attenzione rinforzata e di Preallarme comportano, per le componenti regionali e per i diversi soggetti statali del Sistema, l’attivazione di specifiche procedure operative secondo quanto stabilito nel Piano.
Per le Amministrazioni comunali, la correlazione tra livello di pericolosità e fase operativa non è automatica, ma è di tipo indicativo. Sulla base dei codici “verde”, "giallo", "arancione" o "rosso" derivanti dall’attività previsionale del CFD, i comuni individueranno, in modo contestualizzato al proprio territorio, la fase operativa più adeguata ad affrontare la situazione, senza rigidi automatismi tra i livelli di allerta e le fasi operative, strettamente legata sia alla capacità di risposta della struttura comunale che alla vulnerabilità del territorio ma anche alle condizioni meteorologiche locali. La fase operativa comunque non potrà mai essere inferiore a quella associata al livello di pericolo (codice colore) comunicato con la previsione regionale da parte del CFD. Con evento in atto sarà attivata la Fase di Allarme.
Gli indici di pericolosità e di rischio comunale che definiscono, rispettivamente, il grado di pericolo e di rischio di incendio boschivo che vengono elaborati su base regionale e riferiti al singolo territorio comunale vengono calcolati senza prendere in considerazione gli incendi verificatesi nell’ultimo quinquennio. La pericolosità è il risultato della somma dei seguenti 6 parametri: incendiabilità, pendenza, esposizione, quota, rete stradale, centri abitati. L’indice di rischio è dato dal prodotto delle seguenti variabili: pericolosità, vulnerabilità e danno potenziale, riferito all’intero territorio regionale suddiviso in quadrati di un ettaro e riclassificato in quattro classi: molto basso, basso, medio e alto.
La zonizzazione ed individuazione di Aree omogenee in termini di incendi, fa riferimento alle 26 zone di allerta sulle quali il CFD valuta il livello di pericolosità giornaliero, stabilendo, su di esse, la pericolosità e l’incidenza della distribuzione spaziale degli incendi e delle superfici percorse degli ultimi 10 anni.
Il valore di ogni zona di allerta viene in questo modo considerato come espressione risultante dell’azione dei fattori determinanti e predisponenti gli incendi stessi. Lo studio e il calcolo dei diversi indici elaborati con la “Zonizzazione in aree omogenee” si configurano come la base per una migliore definizione e localizzazione degli obiettivi a cui il piano stesso deve necessariamente tendere negli anni a venire.


Allegati:
Deliberazione n. 26/1 del 24 maggio 2018
Piano generale
Cartografia generale
Rete di avvistamento e risorse idriche
Presidi Territoriali AIB
Superfici percorse dal fuoco e insorgenze ultimo quinquennio
Pianificazione e indice di pericolosità e di rischio comunale

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